AMMETTERE CHE C’È UN PROBLEMA

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Ammettere che c’è un problema è il primo passo. Ammettere che c’è un problema è fottutamene difficile. Quando lo fai, se lo fai, sei nudo e vulnerabile, pensi che tutto e tutti possono schiacciarti. Se ce la fai, inizi a sentirti più vuoto… ma non sempre sei pronto a riempirti nuovamente.

Non importa quale sia il tuo problema, perché ognuno ha il suo insormontabile ostacolo da superare. Un ostacolo che non sempre si è in grado di affrontare, perché fondamentalmente noi siamo ignoranti disarmati individui soli in un mondo pronto ad andare oltre la nostra flebile esistenza.

Io ci ho messo un mese ad ammettere al mondo il mio problema e undici per farmi schiacciare sempre più. Ogni tanto ho rialzato la testa per vedere meglio come gli altri andavano avanti mentre io mi perdevo nel mio vuoto immenso, nulla più. L’ho fatto guardando fuori da una finestra senza osservare il paesaggio, un giorno grigio come tanti nel momento più brutto dell’anno: Natale.

Sembra non essere cambiato nulla, come se il tempo si fosse fermato e staccato da tutto il resto del continuum (se ho utilizzato il termine a sproposito, correggetemi). Il problema c’è, il vuoto pure, la vita degli altri prosegue, la mia rimane un tango scoordinato a due. Ammettere che c’è un problema è il primo passo di un percorso che va iniziato, altrimenti è meglio tenersi tutto dentro e lasciare che la fiamma si spenga, da sola. Prima o poi la pioggia arriva sempre.

Se potessi tornare indietro nel tempo, trovare il wormhole in grado di catapultarmi alla fine dello scorso anno, cercherei di fermarmi. Con ogni mezzo, anche una botta in testa. Perché ammettere che c’è un problema è anche rompere un equilibrio. Marcio, sbagliato, nocivo, ma comunque un equilibrio. E noi uomini abbiamo bisogno di un equilibrio per sopravvivere a questo mondo crudele.

Quando un equilibrio si rompe, rimangono solo i cocci di quello che era. E nel tuo vuoto più totale che diventa la tu anima passi ore e giorni a prendere quei resti e guardarli senza soffermarti troppo. Fai la conta di quello che hai perso, per sempre.

io non voglio più guardare/dentro di me non c’è niente di niente/miliardi di mondi esistono ancora… eccetto il mio. Quello si è sgretolato.