NON SCRIVERE PER SCRIVERE MEGLIO

[tempo di lettura: 2 minuti]

Il 6 novembre del 2018 è stato l’ultimo giorno in cui ho aperto questo blog con l’idea di scrivere qualcosa. Me lo ricordo bene: faceva frescolino, ero solo in casa in compagnia di Spotify e il mio umore era sotto le scarpe. Poi non ho più avuto lo stimolo, la voglia, l’idea per riapprocciarmi a questo spazio virtuale che mi ero ritagliato per esigenze personali. La vita mi ha portato su altre strade, spesso tortuose, tutte lontane da questo meta-diario. Fino ad oggi.

Ad essere del tutto sinceri, sono tante settimane che ho in testa questo titolo, ma non il testo. Non scrivere per scrivere meglio è di base una convinzione che ho avuto in testa sin dal primo giorno in cui ho capito che le parole potevano trasformarsi in un lavoro per me, oltre che un bellissimo hobby. Perché se da una parte l’esercizio continuo, anche se ricco di errori, è l’arma migliore per affinare tecnica e capacità, il fermarsi quando manca la parte creativa è il segreto per limare gli sbagli e le delusioni.

Non scrivere per scrivere meglio” è anche il pretesto per tornare ad usare un blog che fa parte, volente o nolente, del mio portfolio oltre che della mia vita. È nato con lo scopo di presentazione ironica e pratica ai colloqui, si è evoluto come raccoglitore di pensieri sparsi che chiamavo articoli per finire in un timido accenno di meta-diario anacronistico dopo un anno di silenzi. E, ora, è esso stesso alla ricerca di una identità (non solo scritta) in un momento così pieno e ricco della mia esistenza che cerca sfoghi.

Ho passato periodi di vuoto, di assenza di stimoli e di creatività che mi hanno prosciugato la voglia di portare avanti lavoro e passioni. Periodi che sembrano passati, ora che alle porte si presenta un agosto riparatore e un settembre che sa tanto di rilancio quanto di ultima spiaggia. Periodi che devo dimenticare anche grazie alla scrittura, così da eliminare la negazione nella frase che sta in alto in questa pagina.

Questo spazio che porta il mio nome torna ad essere un territorio di scrittura.

Non so se chiamarlo blog o meta-diario, ma quel che so è che tipo di indirizzo prenderanno questi fogli virtuali. Sarà uno spazio personale e social(e), come lo è Instagram per le foto e Facebook per il resto; sarà uno spazio in cui poter riversare quello che sento come sulla mia Moleskine, pensando il meno possibile alla forma; sarà lo spazio in cui potrò lavorare a qualcosa di mio, senza scadenze e scalette; sarà lo spazio che volevo portare avanti dieci anni fa.

E sarà che io amo fin troppo strappare i fogli dei quaderni per iniziare da capo, ma è sempre bello ripartire.

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